Biomasse: nessuna regola, tutti in regola

La legge nazionale stabilisce che siano le regioni a individuare i luoghi dove non si possono realizzare le centrali. Ma finché manca l’atto di pianificazione regna la legge del più forte

 

Quando si vuole autorizzare qualcosa che non si potrebbe autorizzare, in Italia, si fa così: si rimanda e si rimanda la legislazione in merito, finché non se ne può fare a meno. Così, nel vuoto normativo, fioriscono le imprese. Successe così con le tv private: mancava una legge e chi aveva più risorse fece e disfece quel che voleva, in attesa di una sanatoria che regolarizzasse il tutto. E’ andata più o meno così anche per le fonti energetiche rinnovabili, prima di scoprire che anche dagli impianti puliti potevano nascere abusi. E va così, adesso, per le tanto discusse centrali a biomasse.

 

Continua in Toscana il vuoto normativo. Una legge che dica dove possono essere realizzate o no le centrali, non è ancora stata fatta. Né è stato adottato il Piano regionale dell’ambiente e dell’energia, che dovrebbe servire, appunto, a dare senso logico e coordinamento agli interventi in questo ambito. A circa un anno e mezzo dalla fine della legislatura regionale il PAER non è ancora approdato in Aula.

 

Eppure di autorizzazioni alla realizzazione di nuove centrali di produzione di energia e calore, in tutta la Toscana, ne sono state sfornate parecchie. Già perché qui sta l’inghippo: secondo una sentenza della Corte Costituzionale le regioni non possono bloccare le autorizzazioni in attesa di un atto di programmazione.

 

E allora si va avanti, senza riflettere sul fatto che proprio da quell’atto di programmazione dovrebbero discendere queste decisioni. Tanto più che la legge nazionale ha lasciato alle regioni il compito di legiferare sui luoghi idonei e non per le centrali a biomasse. E lo strumento per la “mappatura” del territorio è per l’appunto il solito PAER. Che – ancora – non c’è.

 

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