Appalti, droga, usura: tutti gli affari delle mafie in Toscana

La nostra regione non è affatto immune dal virus della criminalità organizzata. Anzi, qui le forze dell’ordine hanno individuato 48 gruppi campani, 34 calabresi, 29 siciliani, 3 pugliesi e organizzazioni internazionali. E il meccanismo delle gare al massimo ribasso nella pubblica amministrazione non aiuta per niente.

Chi pensava che la Toscana fosse ancora felix si sbagliava di grosso. Perché anche qui le mafie fanno affari d’oro e soprattutto – cosa che preoccupa di più – la cultura è diventata più permeabile a certe persuasioni. Dai rappresentanti delle categorie economiche e sociali sentiti in Regione dalla Commissione d’inchiesta sulla criminalità organizzata, emerge un quadro più fosco di quello rappresentato da forze dell’ordine e magistrati. E’ il quadro di una rete sociale con le maglie sempre più larghe, tra cui più facilmente si insinuano le tentazioni mafiose, senza trovare particolari anticorpi. Anzi, incappando talvolta nel concetto per cui “a rompere troppo le scatole a questa gente non si fanno lavorare le aziende”.

Qualche numero fornito dalla Fondazione Caponnetto: in Toscana le forze dell’ordine hanno individuato 48 gruppi campani, 34 calabresi, 29 siciliani, 3 pugliesi, alcune organizzazioni internazionali (con esponenti italiani) attive, queste ultime, soprattutto nel traffico di droga. Per il resto gli affari spaziano in plurimi settori, tra cui spicca una partita da diversi milioni di euro: quella degli appalti pubblici. Un boccone da oltre 1 miliardo di euro nel 2007, ridotto a meno della metà nel 2012, ma comunque sempre appetibile.

“La logica del massimo ribasso non aiuta – dichiara il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) – come hanno confermato tutte le categorie ascoltate dalla commissione. Ed è ora che mettiamo mano alla normativa che regola gli appalti pubblici per evitare di alimentare le mafie, riducendo alla fame, invece, imprese oneste già in crisi”.

Che poi rischiano di finire nel tunnel dell’usura. “Di fronte alle richieste di credito le banche sono sempre più restie – prosegue Chiurli – i rappresentanti della Fondazione regionale per la prevenzione dell’usura ci hanno confessato che riescono ad aiutare circa il 10% dei soggetti interessati, insistendo anche per 5/6 mesi per mandare avanti una pratica con gli istituti di credito”.

Se è pur vero che in Toscana non sono emerse collisioni tra politica e criminalità organizzata, la politica deve dare una risposta chiara e decisa. “Il 50% delle attività che vengono aperte in determinate zone – continua Chiurli – hanno origini non chiare, come riferiscono i rapporti della Fondazione Caponnetto. Ma spesso succede che passino mesi o addirittura anni prima che alla segnalazione di un’anomalia faccia seguito un controllo”. E nel frattempo le mafie fanno soldi, anche in Toscana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...