Chi è la vera casta: gli stipendi dorati d’Italia

Questa settimana abbiamo letto un interessantissimo articolo su Panorama che documentava in maniera dettagliata gli stipendi dorati d’Italia, dai parlamentari ai manager pubblici, passando per i dipendenti del Parlamento e (toh!) i giudici.

Facciamo un breve riassuntino.

PARLAMENTARI. L’anno scorso, per dimostrare che l’austerity si praticava anche in Parlamento, gli onorevoli si sono tagliati il 10% dell’indennità e sono passati al sistema pensionistico contributivo. Risultato: anche se si fanno vedere a Roma una volta ogni tanto incassano 12mila euro netti al mese. E a fine mandato gli spetta un assegno pari all’80% del compenso lordo.

DIPENDENTI DELLA CAMERA. 136mila euro lo stipendio a fine carriera per un elettricista che lavora alla Camera, stessa cifra per un barbiere. Più o meno quanto guadagna il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

CONSIGLIERI REGIONALI. A proposito di Regioni, non tutte sono virtuose come la Toscana (dove comunque si arriva a uno stipendio netto per un “consigliere semplice” che sfiora i 6mila euro al mese). Una bella stretta è stata data l’anno scorso, quando Monti ha costretto tutti ad adeguarsi ad un massimo di 11mila euro al mese (lordi). Ma c’è chi non si è ancora allineato. Nelle regioni a statuto speciale si guadagna dagli 8.200 euro mensili della Sardegna ai 9.800 del Trentino (più 1.450 euro di rimborso spese). E in Sicilia? 18mila euro al mese a testa per i 90 consiglieri. Ma non abbiate paura sono lordi (gli stipendi).

MANAGER PUBBLICI. Si va dai 600mila euro l’anno del presidente delle Poste Giovanni Ialongo agli 874mila di Mauro Moretti, ad delle Ferrovie (che poi ha il coraggio di tassare chi prende il treno per andare a lavoro), fino ai 6,3 milioni di euro l’anno di dell’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni. Alla faccia del tetto di 302mila euro stabilito dall’austerity montiana.

MAGISTRATI. Infine i giudici. Forse non sapevate che il blocco degli stipendi per i dipendenti pubblici riguarda tutti tranne che loro: introdotto nel 2010, è stato annullato l’anno scorso dalla Consulta. E i magistrati si sono visti recapitare una tredicesima aggiuntiva fino a 15mila euro a titolo di compensazione. Un nuovo capitolo de “la legge è uguale per tutti, tranne che per alcuni”.

Post scriptum: l’unica cosa che non ci è tornata di questo articolo? Che a firmarlo sia proprio Stefano Vespa, fratello di quel Bruno che ha coccolato la casta nei suoi salotti per decenni in diretta tv.

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