Mps, cronaca di un delitto (prima puntata)

Il Cda approva l’aumento di capitale da 3 miliardi, contro il volere della Fondazione che ne detiene il 33,4%. Ma da dove arrivano questi soldi? A garantire per l’operazione sarà un consorzio composto da una decina di banche. Meglio della nazionalizzazione? Non è detto. In ogni caso, Profumo sta svendendo il patrimonio secolare di Siena e dell’Italia. Mentre ancora deve rispondere di frode fiscale e di qualche altro guaio combinato mentre era alla guida di Unicredit. Ad esempio in Kazakistan. Laddove Eni, società in cui Profumo si è nel frattempo riciclato, ha diversi interessi…

Niente nazionalizzazione, meglio far comprare il Monte dei Paschi a un gruppo di banche che se lo prenderanno per quattro soldi. Già, così ha deciso Mister Profumo, colui che fu sfiduciato dal board di Unicredit e buttato giù dalla poltrona di Ad circa 3 anni fa e che adesso si ritrova contemporaneamente al vertice di Mps e Eni. Come si suol dire: chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera.

Si dà il caso, infatti, che Profumo sia stato nel frattempo rinviato a giudizio per frode fiscale, insieme ad altri 19 manager di Unicredit, per una frode di soli 245 milioni di euro. Attraverso vari escamotage, infatti, la banca sarebbe riuscita a evadere cotale ammontare di tasse. Il rinvio a giudizio, però, è avvenuto quando Profumo era già fuori da Unicredit, sfiduciato dal Cda, nel corso del 2010. Quell’anno, infatti, non finì granché bene per il “bancone”: dopo aver mandato a casa oltre 3mila dipendenti, il gruppo chiuse con una perdita di 50 milioni.

Allora l’ad percepiva 4 milioni di euro l’anno di stipendio e se ne andò con una buonuscita di 40. “Ci tengo a dirvi – rassicurava allora sua moglie – che una parte della buonuscita, 2 milioni di euro, sarà data in beneficenza”. Che generosità. E aggiungeva: “Io e mio marito siamo serenissimi, non è la fine del mondo, non c’è solo Unicredit, ci saranno altre opportunità”.

Eccome se ce ne sono state. Tant’è che oggi il tanto stimato “banchiere di sinistra”, come lo chiamava nientemeno che il Manifesto, si trova contemporaneamente alla guida di Eni e Mps.

Ma cosa c’entra Eni? C’entra.

Ripercorrendo la carriera di Profumo in Unicredit si trovano anche alcune operazione poco chiare (che non insegnano nulla a Mps e l’acquisizione di Antonveneta o Banca 121 a prezzi gonfiati), come ad esempio l’acquisizione di ATF Bank, banca kazaka comprata a peso d’oro. ATF fu comprata dalla Unicredit di Profumo nel 2007 per 2 miliardi di euro e oggi è valutata meno di 450 milioni. Un’operazione dal sapore più politico che economico, condotta in un Paese dove l’Eni, guarda caso, ha molti interessi e rischiava allora di pagare penali salatissime per pesanti ritardi nella realizzazione di alcuni impianti. Penali che poi non sono state riscosse.

L’acquisizione di ATF è alla base di una serie di squilibri nel bilancio Unicredit, più o meno al pari delle già citate operazioni Antonveneta e Banca 121 condotte da Mps, che hanno dato il via (nello sgangherato e criminale tentativo di salvare il salvabile) alle successive ingestioni di derivati finanziari da parte del Monte.

Oggi a risanare il Monte è stato chiamato proprio Profumo. E la banca è sul mercato per pochi spiccioli. La ricapitalizzazione, infatti, prevede uno sconto di circa il 40% del valore del titolo. Un regalino che facciamo a chi comprerà il nostro patrimonio storico. Grazie, Profumo. – continua –

 Foto di copertina da: http://www.formiche.net/

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