Di chi è la Banca d’Italia? Non degli italiani

Lo sapevate che la Banca d’Italia non è dell’Italia, ma delle banche? Democrazia Diretta presenta una mozione per istituire una commissione parlamentare che vigili sull’attività degli istituti di credito italiani. Perché ciò che è successo al Monte dei Paschi non deve più accadere. Ecco un elenco di misfatti dei manager italiani passati sotto silenzio, che rischiano di minare la nostra intera economia. Chi doveva vigilare?

Il nome può trarre in inganno: parliamo di Banca d’Italia e pensiamo a un organismo in qualche modo controllato dallo Stato, qualcosa di pubblico che il popolo sovrano possa controllare. E invece no. La Banca d’Italia, signore e signori, è delle banche.

Ecco svelato l’arcano. Ecco perché le banche d’Italia possono permettersi di fare e disfare affari non certo raccomandabili, mettendo a rischio i fondi dei risparmiatori e l’intera economia del Paese. Ebbene, il compito di vigilanza su questa attività spetta proprio alla Banca d’Italia, che però appartiene alle stesse banche che speculano.

Qualche esempio.

di chi è bankitalia

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito impotenti alla distruzione pianificata del Monte dei Paschi di Siena, il più antico istituto di credito del Paese, adesso in vendita a prezzo di saldo sul mercato internazionale (così che ora se lo possono comprare Merrill Lynch & Co.). La vicenda ormai è nota: all’origine del dissesto ci furono la scalata ad Antonveneta e l’incorporazione di Banca 121, pagate a caro prezzo da Mps, ma che non valevano una cicca, per parlare come mangiamo. Da qui l’indigestione di prodotti derivati che non hanno fatto altro che scavare più a fondo la voragine. Risultato: 4 miliardi “in prestito” dallo Stato e conseguente svendita per ripagare il debito.

Nel frattempo il gruppo ha cominciato a licenziare e per i prossimi anni si prevede un’ulteriore contrazione dell’organico. Senza contare tutti i soldi persi da chi possedeva i titoli.

Il caso Mps però non è l’unico. Basta ricordare che i due maggiori istituti italiani,Unicredit e Banca Intesa Sanpaolo, sono entrambi al centro di indagini per frode fiscale per cifre record: solo Unicredit è accusata di aver sottratto al fisco circa 245 milioni di euro nell’arco di alcuni anni, pagando meno tasse di ciò che avrebbe dovuto. Nell’ambito di questa inchiesta sono stati rinviati a giudizio 20 manager tra cui l’allora Ad Alessandro Profumo. Lo stesso Profumo protagonista dell’operazione ATF Bank.

Ad agitare le acque dei più importanti istituti di credito italiani negli ultimi mesi c’è anche il caso Zaleski. Ma in questa sede non approfondiamo.

Ebbene, chi doveva vigilare? Ma la Banca d’Italia, è ovvio. Si legge anche sul sito:

Le finalità dell’attività di vigilanza delle Autorità creditizie sono individuate dalla legge e riguardano la sana e prudente gestione dei soggetti vigilati nonché la stabilità complessiva, l’efficienza e la competitività del sistema finanziario nel suo complesso. La Banca d’Italia in particolare esercita funzioni di controllo sulle banche miranti a contenere il rischio che queste, in caso di crisi, divengano insolventi con effetti distorsivi del sistema creditizio.

Ma vediamo da chi è composta Bankitalia. Sorpresa: ai primi posti nell’azionariato troviamo proprio i due più grandi istituti di credito d’Italia, Unicredit e Intesa Sanpaolo, che insieme detengono 100 voti su 535. Via via a seguire si trovano tutte le altre principali banche. E sarebbero questi i signori che dovrebbero vigilare su loro stessi? Ma fateci il piacere.

Istituiamo subito una commissione d’inchiesta parlamentare. Se ci sono altri casi di mala gestione delle nostre banche vogliamo saperlo. Così da fermare gli autori prima che abbiano finito di mangiare nel nostro piatto.

Un pensiero su “Di chi è la Banca d’Italia? Non degli italiani

  1. Pingback: Una commissione d’inchiesta sull’attività delle banche. Subito | Democrazia Diretta

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