Il caso Zaleski: come può un solo uomo far tremare le banche italiane

Prima si è comprato le banche, poi si è fatto prestare 9 miliardi di euro (nonostante la sua società fosse in perdita), dopodiché ha dichiarato che non poteva restituirli. Ma gli istituti di credito lo hanno graziato. Perché se fallisce lui tira giù anche loro. Mentre agli imprenditori “normali” viene revocato il fido ai primi ritardi nei pagamenti delle rate.

Romain Zaleski è un finanziere franco-polacco salito agli onori delle cronache per essere riuscito ad aver in prestito dalle banche italiane oltre 9 miliardi di euro nel giro di pochi anni. Soldi che non è in grado di restituire, in quanto la sua società è in rosso ininterrottamente dal 2008. Una situazione paradossale in un periodo in cui migliaia di piccoli e medi imprenditori si sono visti revocare il fido solo per essere in ritardo con il pagamento delle rate. Eppure possibile nel sistema bancario italiano.

Zaleski, infatti, è stato graziato numerose volte negli ultimi anni. Allo stato attuale i suoi debiti (che hanno raggiunto la cifra di 9 miliardi nel 2007) sono congelati fino al 2016, nonostante sia tecnicamente fallito due anni fa. La ragione di ciò è che se Zaleski fallisse le banche perderebbero i loro copiosi crediti e andrebbero a fondo con lui.

Ma c’è di più: per restituire i 9 miliardi di debiti Zaleski dovrebbe vendere i titoli bancari che ha comprato negli anni passati, ma che oggi valgono meno della metà. Se vendesse avrebbe centinaia di milioni di nuove perdite producendo un effetto domino sulle stesse banche creditrici. Tanto più che tra quei titoli ci sono azioni di Intesa Sanpaolo, una delle maggiori creditrici. Tra le altre si trovano le solite Unicredit e Mps. Risultato: con i miliardi prestati dalle banche questo signore si è comprato le banche e con esse il diritto di non saldare i propri debiti.

Chi doveva controllare? La Banca d’Italia. Sarà un caso che Intesa Sanpaolo e Unicredit siano i maggiori detentori delle quote (e dei voti) in seno a Bankitalia. Insieme detengono un tesoretto di 100 voti su 535 e sono voti che pesano.

Ecco perché è necessario istituire subito una commissione d’inchiesta parlamentare che vigili sull’operato delle banche. Democrazia Diretta ha già presentato una mozione. Leggi qui gli altri misfatti delle banche italiane. 

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