Mps, cronaca di un delitto (parte 2): la Fondazione svende le quote alle banche

L’istituto di credito più vecchio d’Italia potrebbe passare sotto bandiera straniera da un giorno all’altro. Quel che è sicuro è che il legame con Siena è definitivamente spezzato. Continua il braccio di ferro tra Fondazione e Cda, che ora minaccia le dimissioni. Ma sarebbe davvero un male se Profumo lasciasse la guida del Monte? Ricordiamo la carriera del top manager più potente d’Italia, buttato fuori dal vertice della banca più ricca del Paese.

monte dei paschi di siena rocca salimbeni

Siamo allo scontro finale a Rocca Salimbeni. Il braccio di ferro tra Fondazione e Consiglio di amministrazione è giunto al culmine, sul fronte ricapitalizzazione. Se da un lato la Fondazione, che detiene il 34% delle quote, spinge per rimandare, il Cda insiste per arrivare in fondo all’operazione entro la fine dell’anno.

Se l’assemblea dei soci dovesse dare ragione al presidente Profumo e all’amministratore delegato Viola, la Fondazione sarebbe praticamente costretta a vendere le proprie quote per azzerare il debito. A chi? Ma alle solite banche straniere che hanno già messo gli artigli sul Monte dei Paschi, a partire da Merrill Lynch.

D’altra parte, di fronte all’aut aut di Profumo non ci sono molte alternative. La Fondazione potrebbe anche opporsi, se supportata dall’assemblea dei soci, ma il rischio sarebbe quello di non avere più una guida stabile. Ma siamo sicuri che il Monte starebbe peggio senza Profumo? Ripercorrendo le tappe della carriera del top manager più potente d’Italia (oltre alla guida di Mps è anche nel board di Eni), si scoprono più ombre che luci (per parlar bene): a partire dai misfatti condotti quando era alla guida di Unicredit (è stato anche rinviato a giudizio per una maxi frode fiscale da 245 milioni di euro) da cui è stato praticamente sbattuto fuori.

In ogni caso il disegno (anzi il delitto) elaborato dall’alta finanza mondiale è quasi giunto a compimento: il Monte dei Paschi di Siena sarà svenduto a prezzo di saldo a qualche onnivora banca straniera. E insieme al Monte svendiamo un pezzo importante del nostro Paese, obiettivo principale delle lobby economiche mondiali. Avanti il prossimo: a chi toccherà? A Unicredit o Banca Popolare dell’Etruria?

3 pensieri su “Mps, cronaca di un delitto (parte 2): la Fondazione svende le quote alle banche

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