Che fine hanno fatto i dipendenti pubblici accusati di truffa ai danni dello Stato?

Pizzicati mentre andavano a fare la spesa e dal parrucchiere durante l’orario di lavoro (dopo aver timbrato il cartellino): dei cinque dipendenti dell’Ente irriguo umbro toscano (oggi diventato Ente Acque Umbre Toscane), non si è più avuta notizia ufficialmente. Salvo scoprire che erano rimasti in forze alla pubblica amministrazione. E la Regione nicchia.

Nessuna risposta da parte della Giunta Toscana. Non sono bastati nove mesi di tempo per partorire una risposta credibile sulla vicenda dei cinque dipendenti dell’Ente irriguo umbro toscano accusati di truffa ai danni dello Stato (leggi l’interrogazione). Il consigliere Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) ci ha provato anche all’ultima seduta dell’anno del Consiglio regionale, ma l’assessore ha provato a “patteggiare” una risposta scritta perché “aveva altri impegni”.

“Pretendiamo che l’assessore dia conto in Aula di quanto sta accadendo”, insiste Chiurli.

Ma facciamo un passo indietro. L’inchiesta parte nel giugno 2011, quando la Guardia di Finanza di Arezzo diffonde un video che incastra alcuni dipendenti dell’Ente irriguo (oggi trasformato in un altro Ente che svolge le stesse funzioni ma non è più statale) mentre andavano a fare la spesa, dal parrucchiere e a farsi bellamente gli affari loro in orario d’ufficio.

 La cosa desta parecchio scalpore, tanto più che uno stipendio medio di un dipendente dell’Ente irriguo è (ancora oggi) molto superiore alla media e c’è un dirigente ogni 4 dipendenti. 

I fatti, però, erano relativi al 2008 e nel frattempo qualcuno era anche riuscito ad andare in pensione in punta di piedi. All’apertura dell’indagine che ha portato al processo (tuttora in corso, non c’è bisogno di dirlo), l’allora Direttore generale decise di non sospendere i dipendenti coinvolti che erano ancora in servizio. Continuando a sborsare fior di quattrini in stipendi.

Come sia andata a finire e quanto ci sia costato tutto ciò ancora non si sa. Chiurli ha presentato un’interrogazione i primi di maggio, in occasione della prima udienza del processo. Ma l’anno volge al termine e la Giunta ha altro di cui occuparsi. E io pago. 

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