Caso Electrolux, è lo Stato a dover tagliare il costo del lavoro, non i lavoratori

Per mantenere in vita lo stabilimento in Friuli Venezia Giulia l’azienda impone ai dipendenti condizioni capestro, tra cui la riduzione di 3 euro l’ora sulla retribuzione e il congelamento degli scatti di stipendio del contratto collettivo nazionale e di anzianità per i prossimi tre anni. Ma la colpa è del Governo, che non ci rende competitivi e fa scappare il lavoro all’estero.

Tutti a dare addosso all’Electrolux, come a suo tempo fecero con la Fiat. L’azienda che si scorda dei soldi che ha preso dallo Stato e minaccia i dipendenti di delocalizzare la produzione se non accondiscendono a condizioni contrattuali da Terzo mondo. Il padrone che manda all’aria il tavolo coi sindacati e non ascolta ragioni: o così o niente. Probabilmente è tutto vero, ma siamo sicuri che la colpa sia dei vertici aziendali? No. Siamo sicuri del contrario: la responsabilità è di un Governo che insiste a tartassare il lavoro con un’imposizione fiscale da record europeo.

lavoratori

Non siamo competitivi: in Polonia il costo del lavoro è di 6 euro l’ora contro i nostri 24. Ma quanti di questi 24 euro finiscono nelle tasche di chi effettivamente lavora? Meno della metà. Il resto si volatilizza in imposte e contributi previdenziali.

Oggi la governatrice piddina Debora Serracchiani si infiamma contro l’Electrolux colpevole di aver sedotto e abbandonato la sua Regione, come ieri il presidente della Toscana Enrico Rossi, sempre Pd, se la prendeva con i “padroni” delle fabbriche che non fanno il loro mestiere e non investono sul territorio. Ma questo territorio permette loro di investire? Lo stesso presidente Rossi, insieme al gruppo di maggioranza Pd in Consiglio regionale, ha bocciato una mozione presentata da Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) che andava nella direzione di offrire un pacchetto di sgravi fiscali in grado di dare ossigeno alle aziende.

La verità è che si preferisce tenere la maggior parte delle persone alla fame. I dati sono oggi sui giornali: una famiglia su due in Italia è in condizioni di povertà. Certo, così è più facile imporre il potere e il volere delle lobby. Chi avrà la forza (anche economica) per opporsi? E così la sceneggiata va avanti: il presidente proletario contro il capitalista che schiavizza l’operaio. Ma fateci il piacere: siamo in un altro secolo.

 

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