Beccati dal parrucchiere dopo aver timbrato il cartellino. Dipendenti pubblici “salvati” dalla pensione

Che fine hanno fatto i dipendenti pubblici dell’Ente Irriguo Umbro-Toscano accusati di truffa ai danni dello Stato? Uno ad uno stanno andando tranquillamente in pensione senza incorrere in alcun provvedimento disciplinare. E l’Ente continua a pagare stipendi ben superiori alla media.

Dopo nove mesi la Giunta regionale ha risposto all’interrogazione presentata da Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) che chiedeva conto dei dipendenti dell’Ente Irriguo Umbro-Toscano beccati a fare commissioni personali durante l’orario di lavoro. Ebbene, la risposta, come ci aspettavamo è che sono ai loro posti. Quelli che lavorano ancora.

Tre su cinque, infatti, sono già andati in pensione, senza incorrere in alcun provvedimento disciplinare. Gli altri due sono stati fin qui “graziati”, in attesa dell’esito del processo in cui sono imputati di truffa ai danni dello Stato.

La data del dibattimento è stata rinviata alla fine di maggio 2014. Se continuiamo così faranno in tempo ad andare in pensione anche gli ultimi due.

Nel frattempo l’Ente Irriguo, che era un ente statale provvisorio, scaduto da una decina d’anni e prorogato fino a fine 2011, si è estinto ed è stato sostituito dall’Ente Acque Umbre Toscane, creatura a metà tra le due amministrazioni regionali. Ma la “questione dipendenti” è rimasta all’ordine del giorno. L’Ente, infatti, paga stipendi ben superiori alla media e sperpera un sostanzioso capitale in rapporti di lavoro non continuativo.

La vicenda sta talmente a cuore alle giunte regionali di Umbria e Toscana che dal 2011 ad oggi non hanno ancora approvato in via definitiva la dotazione organica e il regolamento di organizzazione dell’Ente. E intanto continuiamo a pagare.

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