Arat, ovvero come prendere 2 milioni di euro dalla Regione e non render conto a nessuno

L’Associazione regionale allevatori della Toscana è un organismo privato e come tale non risponde a nessun criterio di trasparenza, né di contenimento delle spese. Però la Regione lo utilizza per funzioni pubbliche, versandogli oltre 2 milioni di euro l’anno. E di fronte ai licenziamenti senza giusta causa risponde che “non era tenuta a sapere”.

Arat associazione regionale allevatori toscana

Nella rossa Toscana, terra tra le più sindacalizzate d’Italia, si può licenziare senza giusta causa e continuare a intascare sonori contributi pubblici. Succede all’Arat, l’Associazione regionale allevatori della Toscana, che ha mandato a casa una dipendente di comprovata esperienza sull’onda di una riorganizzazione generale della struttura. La motivazione, insomma, non era altro che la necessità di contenere le spese, a fronte di un accentramento delle funzioni delle Associazioni provinciali all’interno di quella regionale.

Strano, però, che a far le spese della riorganizzazione sia stata una sola persona, cacciata senza giusta causa (e di conseguenza ricorsa agli strumenti di legge).

Ancor più strano che ciò avvenga all’interno di un organismo che, è vero, è privato, ma svolge funzioni pubbliche ben retribuite dalla Regione Toscana. Parliamo di oltre 6,6 milioni di euro negli ultimi 3 anni, in media più di 2 milioni l’anno per la tenuta dei libri genealogici e dei registri anagrafici di specie e razze animali aventi interesse zootecnico, promozione della partecipazione a momenti di scambio tra allevatori che detengono animali iscritti a cotali libri, conservazione delle risorse genetiche animali.

A partire dal 2010 – si legge nella risposta fornita dall’assessore Gianni Salvadori a un’interrogazione presentata dal consigliere Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) – il sistema regionale delle associazioni degli allevatori ha subito una profonda riorganizzazione. Dell’assetto di questa riorganizzazione erano a conoscenza gli uffici regionali che hanno essi stessi sollecitato alla luce della minor disponibilità di finanziamenti; non erano certamente a conoscenza – né avrebbero dovuto esserlo – degli strumenti utilizzati dall’Arat per la riorganizzazione del personale tecnico-amministrativo in capo agli uffici”.

Insomma prima la Regione Toscana sollecita lo snellimento della struttura, poi si gira dall’altra parte quando la struttura attua quanto sollecitato, licenziando una persona. E sottolinea: “non sussistono obblighi di trasparenza in capo ai soggetti privati, ancorché beneficiari di contributi pubblici”. Per la serie: come intascare 2 milioni dalla Regione e non render conto a nessuno. Una volta allargati i cordoni della borsa, che importa poi dove vanno a finire i nostri soldi? Beh, potevate dircelo prima che funzionava così: avremmo fatto domanda per qualche contributo.

Photo Credits: Agriturismo Fonte Fulgeri

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