Riciclaggio di denaro, operazioni sospette quadruplicate in 5 anni in Toscana

Firenze, Prato, Arezzo e Lucca in vetta alla classifica delle segnalazioni bancarie. Ma i soldi movimentati dai cinesi restano fuori da qualsiasi meccanismo di tracciabilità. E i contanti viaggiano a bordo delle auto, sottovuoto, alla faccia della lotta al contante.

contante criminalità organizzata

Un giro d’affari pari a 6/7 miliardi di euro, organizzazioni criminali transnazionali con radici ed estensioni locali. La Toscana non si salva dalla criminalità organizzata. Da una audizione congiunta tra rappresentanti dell’ABI, l’associazione delle banche italiane, e quelli degli Ordini di Avvocati e Commercialisti, emerge un quadro sconcertante.

Dal 2008 ad oggi le segnalazioni bancarie relative ad operazioni sospette in Toscana sono più che quadruplicate: da 849 sono passate a 1.702 nel 2009, raddoppiando nel giro di un anno (3.391) per passare a 3.546 nel 2011, fino ad arrivare alle 4.386 del 2012. Un trend sempre in crescita che ha subito un rallentamento solo tra il secondo semestre 2012 e il primo dell’anno passato, l’ultimo di cui si conoscano i dati ufficiali. Il raffronto tra 2012 e 2013, per quanto riguarda i primi 6 mesi dell’anno, registra circa 500 segnalazioni in meno (2.391 a 1.904). Effetto della crisi economica? Può essere, ma si tratta di uno dei pochi segnali incoraggianti all’interno di un quadro a tinte fosche.

La provincia che registra un maggior numero di segnalazioni è Firenze (590 casi tra gennaio e giugno 2013), seguita da Prato (274), Arezzo (191) e Lucca (150). Si tratta delle zone notoriamente “predilette” dalle organizzazioni criminali in Toscana. Ma va sottolineato che da questi conteggi resta fuori una parte importante del flusso di “nero” che transita dalla Toscana: quella legata alla comunità di origine cinese.

Un movimentazione che rimane fuori dai canali bancari e quindi dai principali meccanismi di controllo e predilige altre cinghie di trasmissione: i money transfer, ad esempio. O le valigette piene di contante sotto vuoto, che viaggiano a bordo di semplici auto.

Restando alle “mafie di casa nostra” alcune aree geografiche destano maggior preoccupazione di altre. Arezzo, ad esempio, da tempo “terra di protezione testimoni”, che ospita pentiti o presunti tali e registra spesso e volentieri la nascita di attività produttive di dubbia funzione. Negozietti che nascono e muoiono nel giro di una stagione, giusto il tempo di ripulire qualche migliaio di euro.

Meccanismi, questi, che le Istituzioni conoscono benissimo, al pari delle Forze dell’ordine e degli stessi avvocati, bancari e commercialisti chiamati in causa. Come rispondiamo a tutto ciò? Con le limitazioni ai pagamenti al contante? Ma per favore.

E se le banche si dichiarano “soggetto passivo di regolamentazione” noi rispondiamo di nuovo: ma per favore. Come se non conoscessimo il modo in cui nascono determinate leggi, frutto della pressione delle lobby finanziarie internazionali.  Finché non scardineremo questi meccanismi possiamo andare avanti quanto vogliamo a fare indagini conoscitive. Ma non produrremo mai una legge in grado di contrastare il fenomeno delle infiltrazioni criminali nella nostra società.

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