Investimenti esteri, la Toscana batte tutti. Ma secondo i toscani è uno scippo

Il Financial Times incorona la regione come più attrattiva dell’Europa del Sud, seconda solo alla Lombardia, citando il caso Ikea e gli aeroporti di Firenze e Pisa. Ma non si tratterà di svendite al miglior offerente? E soprattutto: dove pagano le tasse queste grandi aziende?

Più di un migliaio di posti di lavoro creati, un pugnello di multinazionali pronte ad investire sonori milioni e molti piccoli e medi imprenditori stranieri attivi nei settori abbandonati dai toscani: ecco il quadro della Toscana, regina degli investimenti esteri. Dopo l’apertura del secondo store Ikea in provincia di Pisa e l’opa lanciata dall’argentino Eurnekian sui due principali scali aerei, si accendono i riflettori sullo shopping straniero in terra toscana. Investimenti o svendite? Questo è il dilemma.

svendita italia

Secondo il 72% dei toscani (dato riportato domenica scorsa dal Quotidiano Nazionale) si tratta di “scippo”. Anche se, a onor del vero, i piccoli e medi imprenditori stranieri che fanno fortuna in Toscana trovano la strada spianata dai toscani stessi: a partire dalle attività agricole. Dal 2006 ad oggi il numero di imprese che parlano straniero in questo ambito è cresciuto del 15%. Ad oggi si contano quasi 2.400 nuovi imprenditori agricoli stranieri in Toscana, pari a quasi il 14% del totale.

Salendo “di grado” troviamo le grandi multinazionali con vertici all’estero, come la già citata Ikea, o la General Electric, che negli ultimi anni ha fatto ingenti investimenti a Carrara (ma la polemica sulle mancate autorizzazioni è ancora aperta) o le aziende farmaceutiche. Tra i casi di “salvataggi” per mano straniera da ricordare quello della Ginori, recuperata da Gucci. Meno noti al grande pubblico gli investimenti condotti dal Paese del Sol Levante tra Firenze, Prato e Pisa, mentre ben presto dovrebbe finire in mano straniera (araba?) anche la più grande acciaieria toscana, la Lucchini. Ma a quale prezzo?

Mentre si prepara la svendita al miglior offerente della storica banca Monte dei Paschi di Siena, sarebbe il caso di chiedersi perché negli ultimi anni si siano create condizioni tanto favorevoli agli investimenti esteri. E soprattutto, come al solito: cui prodest? Detto altrimenti: ma noi ci abbiamo guadagnato qualcosa? Dove pagano le tasse le grandi multinazionali di cui sopra? E cosa hanno fatto la Regione Toscana e il Governo italiano per tenersi i vertici (e le tassazioni e le contrattazioni sulle condizioni lavorative) in casa propria? Domande che giriamo direttamente alla nostra nuova classe dirigente targata Renzi.

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