Legge elettorale, la Toscana fa fuori liste civiche e nuovi movimenti

Dopo aver partorito il Porcellum, dichiarato poi incostituzionale, la Regione Toscana mette mano al proprio sistema di elezione, elaborandone uno ancora peggiore. Tanto per essere sicuri di rieleggere i soliti noti. Ecco cosa bolle in pentola.

elezioni sistema elettorale

Toglietemi tutto ma non la mia poltrona. In Toscana i partiti maggiori si stanno organizzando per tenere chiuso il fortino, al prossimo turno elettorale. Tanto da elaborare una legge ancor più antidemocratica di quella precedente.

Il Porcellum, infatti, fu liberamente ispirato alla legge elettorale toscana, che altro non era che il frutto dell’inciucione tra Pd e Pdl (tra D’Alema e Verdini). Adesso, alla luce della sentenza che ha dichiarato la contrarietà ai principi della Costituzione di questo sistema di elezione, la Regione Toscana è corsa ai ripari per darsene uno nuovo. Ma altrettanto iniquo.

La proposta di legge in discussione nel gruppo di lavoro guidato dalla piddina Daniela Lastri, infatti, prevede un meccanismo tagliato su misura dei partiti già presenti nei palazzi del potere e sbarra la strada a qualsiasi rinnovamento. Anche perché dalla prossima tornata le poltrone in Aula passeranno da 55 a 40 e chi ne possiede al momento una deve tenersela più stretta che mai.

E come si fa, in un momento in cui il disgusto verso i partiti tradizionali sta segnando il record storico tra i cittadini? Semplice: si preclude la possibilità a qualunque attore diverso di presentarsi. Le forze politiche che già sono presenti in Aula, infatti, non avranno bisogno di raccogliere firme, mentre chiunque altro volesse competere dovrà raccogliere almeno DIECIMILA firme. Ma anche così facendo non riuscirebbe a presentarsi in tutta la regione: la legge, infatti, stabilisce una media di 1000 firme a circoscrizione e al momento sono 13 in tutto (corrispondenti alle province con Firenze divisa in 4).

Ma è ancor più complicato di così, perché le firme vanno autenticate da un consigliere provinciale (specie in via d’estinzione) o da un consigliere comunale (ma solo per i cittadini residenti nel proprio comune). L’alternativa è pagare un notaio.

Se ciò non bastasse a scoraggiare gli avventurieri intestarditi a battersi per cambiare qualcosa in questa regione, ci pensa la soglia di sbarramento, fissata al 4% su base regionale.

Insomma i movimenti di nuova formazione o di natura civica dovranno non solo combattere in campo avversario, ma con armi spuntate.

Noi di Democrazia Diretta ce le faremo bastare.

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