Europa, più che un’elezione ci vorrebbe una rivoluzione

Alla vigilia delle votazioni per rinnovare il Parlamento europeo, proviamo a fare un bilancio. E scopriamo che l’Italia ha fatto per Bruxelles più di quel che Bruxelles ha fatto per l’Italia. A partire dai soldi versati (159 miliardi) e incassati (55 miliardi in meno).

Non vi chiederemo per chi votate, né tantomeno ci passa per l’anticamera del cervello di dirvi per chi votare alle prossime elezioni europee. No, vi chiediamo solo di pensare a cosa ha fatto l’Europa per voi negli ultimi 10 anni. E cosa potete fare voi oggi per l’Europa.

elezioni europee 2014

Prendendo spunto da un articolo di Tino Oldani pubblicato da Italia Oggi, proviamo a ricostruire la bilancia del dare e dell’avere.

VERSIAMO PIU’ DI QUANTO INCASSIAMO. L’Italia è il terzo finanziatore dell’Unione Europea, dopo Germania e Francia. Ma riesce a incassare meno di tutti (o quasi). Negli ultimi 10 anni abbiamo drenato nelle casse di Bruxelles circa 159 MILIARDI DI EURO. Soldi che avrebbero dovuto tornarci indietro sottoforma di fondi da spendere per rilanciare l’economia. Peccato che ce ne siano arrivati solo 104, 55 miliardi in meno di quelli che abbiamo pagato attraverso le tasse.

Circa un terzo di ciò che abbiamo versato, in pratica, lo abbiamo buttato nel secchio. Persino la Grecia ha fatto meglio di noi, incassando ogni anno 4,6 miliardi in più di quelli sborsati, mentre Polonia e Spagna hanno intascato rispettivamente 8 e 3 miliardi in più all’anno.

PASTE CON LE SARDE E GELATI PAGATI DALL’UE. Se poi guardiamo come abbiamo speso i fondi che ci sono stati restituiti, lo sconforto è ancora più forte. Si va dai 3.500 euro versati alla trattoria Don Ciccio di Bagheria, specializzata in paste con le sarde, alla gelateria Mozart di Castelvetrano (sempre in Sicilia), ai corsi di long drinks finanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia con fondi europei (ma anche la Toscana ha promosso corsi di “cappuccini creativi”). Per non parlare dei fondi destinati all’agricoltura, gentilmente girati a moto club, circoli del golf, scuole di equitazione.

E IN TOSCANA? Dal Nord al Sud Italia non si salva nessuno: il meccanismo dei finanziamenti europei ha replicato in grande stile quello dei contributi distribuiti a pioggia dalle amministrazioni locali, alimentando il clientelismo più becero. In Toscana il settennato (i fondi Ue vengono assegnati ogni 7 anni) si è concluso con ancora un centinaio di milioni di euro da distribuire, mentre la Giunta si impegnava ad anticipare i nuovi fondi per permettere ai progetti avviati di proseguire.

Tra i progetti finanziati il famoso People Mover di Pisa, ma anche il sistema delle tramvie di Firenze (o meglio: dovevamo spendere soldi europei ma ancora i lavori non son partiti e quindi chissà), contributi ad imprese che fanno ricerca e innovazione, fondi all’agricoltura. Ma ci sono anche impieghi più fantasiosi come “lo studio di nuove tratte aeree” (36mila euro).

L’EUROPA CHE VERRA’. Per quanta fiducia possiamo avere nelle urne (e non è molta), è difficile pensare che basti rinnovare i parlamentari europei per dare una svolta.

Più che un’elezione, servirebbe una rivoluzione. Quantomeno morale.

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