Emergenza immigrati, nessuna risposta sul rischio Ebola e scabbia

Altri 717 profughi sono stati “assegnati” alla Toscana, in aggiunta ai circa 2mila già accolti negli ultimi mesi. Ma le strutture sono al collasso. E sul pericolo di trasmissione di malattie infettive come il virus Ebola, la scabbia o la Tbc, le Istituzioni non rispondono.

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Immigrazione, è emergenza anche in Toscana. Le strutture sono al collasso, le amministrazioni locali non sanno più dove sistemare i profughi “smistati” da Roma nelle varie regioni d’Italia per alleggerire la situazione della Sicilia. A denunciare il poco preavviso e la crescente difficoltà nel fornire soluzioni dignitose è stata la stessa vicepresidente della Regione Toscana, nonché assessore al sociale, Stefania Saccardi.

Però sulle domande scomode la Giunta regionale continua a non rispondere. Da mesi l’interrogazione urgente sul rischio Ebola depositata da Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) giace sulla scrivania dell’assessore o in qualche cassetto.

Non sappiamo niente su come la Regione Toscana si sia attrezzata (se si è attrezzata) per affrontare il rischio sanitario derivante dagli imponenti flussi migratori delle ultime settimane. Eppure in Africa, proprio nelle zone di provenienza della maggior parte dei migranti, si sta sviluppando uno dei più pericolosi focolai di Ebola degli ultimi decenni.

Numerose sono anche le segnalazioni relative a immigrati giunti sulle nostre coste malati di scabbia, tubercolosi, lebbra e altre malattie che in Italia (e in Europa) reputavamo debellate. Che tipo di precauzioni stiamo adottando? Esiste o no un protocollo sanitario in grado di tutelarci da possibili nuove epidemie di questo tipo? Registriamo solo un colpevole silenzio da parte di Istituzioni e organi di stampa. Meglio nascondere la polvere sotto il tappeto, finché l’intera casa non ci crollerà addosso.

Resta senza risposta anche la questione delle migliaia di bambini e ragazzini immigrati che scompaiono nel nulla (per le nostre forze dell’ordine) a pochi giorni dallo sbarco in Italia.

Questioni a cui il Governo italiano, oggi anche alla guida dell’Unione Europea, sarà chiamato a rispondere presto o tardi. Noi di Democrazia Diretta ci auguriamo che non sia troppo tardi.

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