Toscana indietro tutta, le 10 spie della crisi

Potere d’acquisto, PIL, depositi bancari: i capoluoghi toscani hanno perso diverse posizioni negli ultimi 7 anni. Nella classifica pubblicata oggi dal Sole 24 Ore, basata su 10 parametri della crisi, quasi sempre si trova una città toscana ai primi posti nelle “peggiori performance” e quasi mai tra le migliori. Ecco chi va peggio e chi va meglio.

E’ un quadro poco lusinghiero quello che l’indagine del Sole 24 Ore traccia della Toscana. A leggere tutti i documenti rilasciati dalla Regione sembrerebbe che ce la siamo cavata meglio di altri nella crisi che ha affondato l’Italia e l’Europa negli ultimi 7 anni. Eppure i dati raccontano altro.

In breve:

soldi2DEPOSITI IN BANCA. Due città toscane nella top ten dei capoluoghi dove i risparmi sono cresciuti meno negli ultimi 7 anni: sono Prato (terza in classifica) e Firenze (sesta a livello nazionale).

PRESTITI PERSONALI. Pistoia si classifica terza tra le città dove gli importi medi dei prestiti personali sono scesi di più: un segno di poca fiducia nella possibilità di restituire il denaro e della difficoltà nell’accesso al credito.

DISOCCUPAZIONE. Massa Carrara figura tra le prime dieci in cui la disoccupazione è cresciuta meno, ma c’è da dire che già nel 2007 qui il tasso di senza lavoro superava di gran lunga la media regionale: era all’8,5%.

laureaLAUREATI. Meno laureati a Massa Carrara (seconda in classifica), Lucca e Livorno (rispettivamente all’ottavo e al nono posto).

FARMACI. Grosseto è al sesto posto tra le città dove è calata di più la spesa farmaceutica, mentre Siena e Prato figurano tra le città con le performance migliori (anche se non si capisce esattamente perché questo indice debba essere significativo della crisi).

PIL. A Livorno è calato meno che in tutta Italia, eccezion fatta per Milano. Solo che a Milano il PIL pro capite si attesta attorno ai 43mila euro annui, mentre a Livorno a 25mila.

no privatizzazione ponte vecchioFIRENZE TIENE. Tiene il mercato immobiliare a Firenze, seconda nella classifica dei luoghi in cui le case si sono svalutate meno, così come quello automobilistico: le immatricolazioni si sono ridotte meno che altrove.

CLASSIFICA GENERALE. Nella classifica che riassume i 10 indicatori, le città toscane mantengono posizioni poco incoraggianti. 4 capoluoghi di provincia su 10 sono tra i 50 comuni dove la crisi ha colpito più duramente, altre 5 tra i primi 100. A far peggio è Grosseto, nona a livello nazionale, seguono Massa Carrara (29° posto), Arezzo (48°), Lucca (51°), Siena (62°), Pistoia tre posizioni più giù, Firenze sfiora l’80esimo gradino. Tra le performance migliori Prato (97° posto) e Pisa (99°). Per la cronaca, guidano la classifica Viterbo, Latina e Novara.

CASO PRATO. Di interpretazione meno immediata il caso Prato. Se è vero che da anni qui si sta consumando una delle peggiori crisi industriali, immobiliari e fintanto sociali d’Italia (tant’è che il presidente della Regione Enrico Rossi ha chiesto al Governo il riconoscimento di area di crisi complessa), il territorio di Prato non esce sconfitto da questa classifica. Anzi, figura spesso tra le migliori performance: la disoccupazione risulta esser cresciuta meno che altrove, i laureati sono più che altrove, la posizione nella classifica complessiva è di tutto rispetto. A dimostrazione che dei numeri non bisogna mai fidarsi completamente.

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