Tutta la verità sul Fondo monetario internazionale e sulla Banca Mondiale

Che cos’è l’FMI, chi lo guida, a cosa serve? E chi ha il potere di muovere la Banca Mondiale? Sempre i soliti 5 Paesi: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna. Provate a indovinare quanto conta l’Italia nel sistema economico mondiale messo in piedi da questi cinque…

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Visto che il Fondo monetario internazionale (FMI) è sempre a dire la sua sull’andamento della nostra economia (ma è in buona compagnia, assieme all’Unione europea, le agenzie di rating, la BCE, ecc.), proviamo a fare un po’ di chiarezza sulle origini, sulle funzioni e soprattutto su chi c’è dietro a questo organismo sovranazionale.

Il FMI nasce a seguito degli accordi di Bretton Woods, con l’obiettivo di:

  1. promuovere la cooperazione monetaria internazionale, la stabilità negli scambi e un sistema di tassi di cambio ordinato,
  2. sostenere la crescita economica e l’occupazione e
  3. offrire assistenza finanziaria a paesi con difficoltà di bilancio dei pagamenti.

Questi obiettivi generali sono perseguiti attraverso tre strumenti principali:

  1. la sorveglianza sulle politiche di cambio ed economiche dei paesi membri;
  2. l’erogazione di prestiti di breve e medio termine a paesi in difficoltà
  3. la fornitura di servizi di assistenza tecnica ai paesi membri.

Attualmente ne fanno parte 185 paesi.

Ai sensi dello Statuto, i 5 paesi con il maggior numero di voti (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito) possono nominare direttamente il proprio Direttore, mentre i rimanenti sono eletti ciascuno dai paesi appartenenti a un dato raggruppamento (constituency). L’Italia fa parte di una constituency che comprende anche Albania, Grecia, Malta, Portogallo, San Marino e Timor-Leste; nel loro insieme tali paesi rappresentano circa il 4,2% dei voti complessivi.

Anche la Banca mondiale viene istituita a seguito degli accordi di Bretton Woods (1944), con l’obiettivo iniziale di finanziare la ricostruzione post-bellica. In seguito la funzione si evolve nel contrasto alla povertà e nella promozione dello sviluppo sostenibile, attraverso l’erogazione di prestiti e sovvenzioni, garanzie, consulenze e assistenza tecnica. Anche in questo caso i membri sono 185 Paesi e a contare di più sono sempre i soliti cinque: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito. L’Italia fa parte di una constituency che comprende anche Albania, Grecia, Malta, Portogallo, San Marino e Timor-Leste; nel loro insieme tali paesi rappresentano circa il 3,5% dei voti complessivi.

Alla luce di questi dati, emerge con chiarezza il perché l’Italia non conta niente nelle politiche economico-finanziarie condotte da Fmi e Banca mondiale.

Cosa ha fatto per noi l’FMI?

Il problema è ancora più ampio: a giudicare dalla situazione in cui si trovano buona parte dei 185 Paesi fondatori, compresi i 5 che contano, appare evidente che il Fondo monetario internazionale ha fallito, ciccando tutti i propri obiettivi. Ne è la riprova la perdurante crisi mondiale che stiamo attraversando da anni.

Perché dovremmo restare a guardare senza dire niente? Per quale ragione l’Italia dovrebbe continuare a piegare la testa alle politiche decise da chi persegue gli interessi di cinque Paesi su 185 e, oltretutto, sbagliando ricetta? E’ ora di voltare pagina e cominciare a usare un po’ di buon senso.

Leggi la mozione presentata da Gabriele Chiurli di Democrazia Diretta in Regione Toscana

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