Le Regioni si ricomprano i derivati. E la Toscana paga

Lombardia, Lazio, Campania e altri sei enti hanno avviato le pratiche per ricomprare i propri debiti e smettere di pagare per i prodotti tossici rifilati dagli istituti di credito. La regione del premier Renzi preferisce continuare pagare le banche. E anche nel 2013 ci ha perso 13 milioni di euro

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Mentre in Sicilia scoppia l’ennesimo scandalo legato ai titoli tossici rifilati alla Regione da Nomura (la banca giapponese coinvolta anche nella vicenda Monte dei Paschi di Siena), otto enti regionali avviano le pratiche per “ricomprarsi” il debito ed estinguere così in anticipo anche i contratti derivati truffaldini annessi.

Si tratta di Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte e Puglia, a cui potrebbe aggiungersi la stessa Sicilia. Queste regioni hanno inoltrato la richiesta al Ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere un finanziamento di importo analogo ai mutui e prestiti obbligazionari che hanno in corso, in modo da regolare i conti e chiudere una volta per tutte la questione dei derivati tossici.

L’operazione è tuttora al vaglio dei tecnici, per lo studio di fattibilità e, soprattutto, convenienza per Enti locali e Stato. Conditio sine qua non, infatti, è che la ristrutturazione non comporti l’aumento del debito pubblico.

I famosi prodotti finanziari derivati, infatti, erano stati venduti agli enti locali come l’uovo di Colombo: un modo per guadagnare dai propri debiti facendo sì che si ripagassero da soli. Peccato che sia successo l’esatto opposto: i derivati hanno prodotto nuovi e ingenti costi, appesantendo i mutui sottoscritti.

La stessa Regione Toscana ha in pancia almeno una decina di contratti tossici, che non hanno fatto altro che produrre costi (nell’ordine di milioni di euro) negli ultimi anni. Solo nel 2013 i derivati ci sono costati la bellezza di 13 milioni di euro e sul triennio la perdita stimata sfiora quota 40 milioni di euro.

Nonostante gli annunci del Presidente Rossi, i procedimenti legali avviati per risolvere alcuni di questi contratti non sono andati a buon fine. Anzi, ad ulteriore beffa, si sono rivelati un’altra inutile (ma non trascurabile) spesa per l’amministrazione pubblica. Esito che ha portato all’abbandono del tentativo.

Della difficoltà di ottenere informazioni chiare sui derivati sottoscritti dalla Regione Toscana abbiamo già parlato (guarda anche il video). Oggi Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) torna all’attacco con un’interrogazione per chiedere alla Regione di Renzi di valutare la strada intrapresa dalle otto regioni pioniere nel ricomprarsi il debito. A meno che non si preferisca continuare a pagare le banche.

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