Perché se la Scozia diventa indipendente crolla tutto il sistema mondiale

Si sono schierati tutti, da Kate Moss alla Regina d’Inghilterra, da Sean Connery a David Bowie, lanciando appelli commoventi, speranzosi, ispirati. I riflettori dell’intero pianeta sono puntati sul Regno Unito più che mai in questo momento: domani, 18 settembre 2014, 5 milioni di cittadini scozzesi sono chiamati alle urne per decidere del proprio destino. Con o senza la Corona inglese. E il mondo trema per le conseguenze che nessuno osa dire pubblicamente. Non solo di natura economica: perché la scissione della Scozia disegnerebbe una mappa geopolitica completamente diversa.

referendum scozia indipendente

La retorica propagandistica impone ovunque il faccione di Mel Gibson in Braveheart, contrapposto all’Union Jack (la bandiera del Regno Unito) e la Regina Elisabetta. Ma nella battaglia che si consumerà domani di là dal Vallo di Adriano c’è ben poco di retorico e molto di concreto, non solo per gli scozzesi (che sono pochini), ma per l’Europa e per l’equilibrio mondiale.

Il referendum per l’indipendenza della Scozia rappresenta un passaggio storico, non solo dal punto di vista simbolico. In gioco ci sono gli interessi di istituti finanziari, multinazionali attive in campo energetico, Stati.

Se domani dovessero trionfare gli indipendentisti (basta la maggioranza semplice), è probabile un grosso contraccolpo sui mercati mondiali. Già perché la tanto amata (dagli inglesi) sterlina potrebbe uscirne a pezzi. La nuova Scozia indipendente potrebbe anche adottare l’euro e cominciare ad esercitare un ruolo di peso nell’Unione Europea, scalzando la Gran Bretagna dalla posizione privilegiata fin qui occupata.

Non solo: la Gran Bretagna (sempre che continui a chiamarsi così) ne uscirebbe parecchio indebolita anche dal punto di vista geopolitico. Si aprirebbero scenari completamente nuovi e diversi sul piano delle relazioni internazionali, a partire dall’interventismo militare fin qui promosso dai Governi inglesi. Lo storico Patto atlantico potrebbe incrinarsi pericolosamente. Gli organismi internazionali come Onu e Nato potrebbero essere costretti loro malgrado ad inaugurare un  nuovo capitolo.

Tutto ciò senza prendere in considerazione, per il momento, le conseguenze economiche derivanti dal possibile mancato pagamento della quota parte scozzese del debito pubblico britannico, che ammonta a 143 miliardi di sterline su un totale di circa 1700 miliardi. Di qui la corsa ai ripari, ma senza troppe speranze, di banche e istituti di credito e un possibile collasso del sistema. E di qui la campagna avviata a spron battuto dai poteri forti affinché la Scozia resti fedele alla Corona d’Inghilterra.

Insomma, se crolla il Regno Unito, crolla il sistema. Il “doloroso divorzio” tra Scozia e Gran Bretagna, come l’ha chiamato David Cameron – che detto tra parentesi si sta giocando la propria credibilità in questo referendum – costringerebbe il mondo intero a una svolta. E proprio per questo noi di Democrazia Diretta ci sentiamo un po’ Braveheart: scozzesi, tirate fuori il vostro cuore coraggioso e votate sì.

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