Indagato il padre del premier Renzi: spuntano i soliti nomi

Tiziano Renzi accusato di bancarotta fraudolenta per la società che era stata intestata al figlio (e grazie alla quale l’attuale Presidente del Consiglio ha intascato contributi da dirigente a spese della pubblica amministrazione fino a pochi mesi fa). Sarà giustizia a orologeria però qualcosa non torna…

Tiziano Renzi

Si tratterà anche dell’ennesimo caso di giustizia a orologeria, come amano chiamarla i politici. Ma ci sono troppe coincidenze per pensare che non ci sia qualcosa di vero nell’accusa a Tiziano Renzi (nella foto), padre del non-eletto premier.

Renzi senior ha ricevuto pochi giorni fa l’avviso di garanzia per l’apertura di un’indagine da parte della Procura di Genova. Capo d’imputazione: bancarotta fraudolenta. Impresa fallita: la Chil Srl, quella stessa società che fino al 2003 era intestata a Matteo Renzi e alla sorella, che aveva assunto come dirigente il suddetto Matteo solo 8 mesi prima che diventasse presidente della Provincia di Firenze (era il 2004) e ben 11 giorni prima che il partito lo candidasse ufficialmente alla carica.

Un avanzamento di carriera grazie al quale Matteo Renzi ha messo in cassaforte i contributi da dirigente per i 10 anni successivi. A spese pubbliche, oltretutto. Non appena è stato eletto, infatti, la Chil Srl (in seguito divisa in due società diverse, di cui una parte venduta a un imprenditore genovese e l’altra rinominata Eventi6) ha concesso l’aspettativa al suo dirigente. Così la Provincia prima e il Comune di Firenze dopo hanno rimborsato i contributi direttamente all’azienda di famiglia.

Eppure questi due nomi, Chil Srl ed Eventi6 li abbiamo già sentiti. Già, erano entrate di straforo nelle carte legate alle rivelazioni fatte a suo tempo da Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita che aveva dichiarato di aver utilizzato i fondi del partito per finanziare qua e la campagne elettorali occulte. Il caso, però, è stato ben presto superato, almeno mediaticamente parlando.

Renzi senior oggi dichiara di non essere affatto preoccupato, che quel ramo d’azienda lo ha venduto nel 2010, tre anni prima che fosse dichiarato il fallimento. Ma dietro al “buco” ci sarebbe un debito fatto dalla famiglia Renzi. In che modo, per ora, non è dato sapere. Aspettiamo fiduciosi che la magistratura faccia il suo corso.

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