La Scozia dice no: cronaca di un’occasione persa

Vince il fronte degli unionisti al referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. E il mondo resta come prima. Anzi, peggio.

union jack

Niente da fare, il sogno dell’indipendenza della Scozia dopo oltre 300 anni di matrimonio con l’Inghilterra, è sfumato questa notte. E con lui è svanita la possibilità di dare una scossa profonda al sistema di potere economico-finanziario che tira i fili delle Nazioni come fossero tanti burattini.

A poco è servita la discesa in campo di star del cinema e del mondo dello spettacolo, di Sean Connery e Vivienne Westwood, di leader politici e società civile: hanno vinto ancora una volta i poteri forti, le solite lobby che dominano lo scacchiere mondiale. Respiro di sollievo per banche, istituti finanziari e multinazionali: niente è cambiato.

Può dormire sonni tranquilli David Cameron e con lui gli organismi politici internazionali che si erano già visti sull’orlo di un’irrimediabile crisi diplomatica. Torniamo a dormire sugli allori pure noi e rassegniamoci al declino: che il piano inclinato faccia il proprio corso fino al punto più basso. Oppure rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo una nuova strada per combatterlo. Noi di Democrazia Diretta un’idea ce l’abbiamo: ripartiamo dall’indipendenza dell’Italia dalle lobby.

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