Cecina, arnesico e cromo sulle spiagge. Ma la Regione se ne frega

Il materiale di scavo del nuovo porto turistico utilizzato per il ripascimento, nonostante la presenza anomala di metalli. Ma l’Assessore Bramerini rassicura: è di origine naturale. Dunque, via libera: “inquiniamo naturalmente” anche gli arenili.

ripascimento cecina

I dati parlano chiaro: dal 2008 ad oggi le analisi effettuate sul fondale del fiume Cecina e del porto hanno registrato l’anomala presenza di arsenico, zinco, rame e cromo in percentuali ben più elevate della media, al di sopra dei limiti di legge. Epperò questo non è bastato a scoraggiare l’amministrazione pubblica dall’utilizzare quella stessa sabbia (se così si può chiamare) per il ripascimento delle spiagge di Marina di Cecina.

Da qualche anno a questa parte, infatti, il tratto di costa tra Vada e Cecina è oggetto di un imponente intervento contro l’erosione costiera. Il progetto, entrato nel vivo lo scorso inverno e ormai in fase di “ritocchi finali”, è costato nientemeno che 11,2 milioni di euro alla Regione Toscana. Alla realizzazione di “pennelli frangiflutti” perpendicolari alla costa (una bella colata di cemento ricoperto in parte da blocchi di pietra prelevata altrove), è seguito il ripascimento degli arenili, con lo sversamento di qualche tonnellata di nuova “sabbia”.

Dato che pochi metri più in là si stavano svolgendo i lavori per la realizzazione del nuovo porto turistico di Cecina, la mano pubblica ha deciso di fare di necessità virtù e utilizzare il materiale di scavo del porto e del fiume per riversarlo direttamente sulle spiagge. Assieme a pezzi di mattoni e piccoli scarti di vario genere. Di qui il dubbio che siano mai state effettuate delle analisi per verificare la compatibilità del materiale, aggravato dalla nota e rilevante presenza nel fiume Cecina di elementi altamente inquinanti.

Secondo la risposta fornita dall’Assessore regionale Annarita Bramerini in seguito a una specifica interrogazione di Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta), “i valori critici rilevati erano attribuibili al fondo naturale nel bacino del Cecina”, dunque compatibili.

Certo: se l’inquinamento è di origine naturale perché non favorirne la diffusione, spalmando il materiale di scavo derivante dai lavori per il nuovo porto turistico di Cecina su tutto il litorale?

Le analisi, tuttavia, sono state effettuate, ma non da Arpat, l’Agenzia regionale per l’ambiente, bensì dalle ditte incaricate dei lavori e dall’Università di Siena. I dati sono tutti disponibili sul sito della Provincia di Livorno, ente incaricato del monitoraggio. Dai carotaggi analizzati nel 2008, 2010, 2011 e infine 2013, emerge chiaramente che niente è cambiato: arsenico, nichel e soprattutto cromo hanno sempre valori sopra il limite. Nella relazione dell’UniSi datata 20 dicembre 2013 si legge: “come ampiamente previsto, si riscontra la presenza anomala di Nichel e Cromo. Le concentrazioni osservate rientrano nella media dei valori ottenuti nei vari studi susseguitesi negli anni”.

Bene, andiamo avanti così. Che sarà mai un po’ di cromo o di arsenico sotto l’ombrellone.

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