Referendum sulle riserve d’oro, la Svizzera guida la rivolta contro le banche centrali

Il 30 novembre 2014 i cittadini svizzeri saranno chiamati a decidere tramite referendum (sì, qui funziona per davvero) sul “rimpatrio” delle riserve d’oro svendute dalla banca centrale nel corso degli anni passati. In modo da fermare la svalutazione e le politiche scriteriate degli organi centrali. Perché non prendiamo esempio? Ecco le ragioni di favorevoli e contrari.

Panoramic hoard of gold ingots and coins

Mancano meno di due mesi al referendum che potrebbe cambiare la storia delle politiche monetarie, rimettendo i cittadini al centro delle scelte fondamentali dello Stato. Il prossimo 30 novembre in Svizzera si svolge la consultazione popolare per decidere in merito alle riserve di oro della banca centrale elvetica.

Il referendum potrebbe aprire la strada a una vera e propria “rivolta” contro le politiche monetarie portate avanti negli ultimi anni dalle banche centrali europee, compresa quella italiana.

Al centro della consultazione il “rimpatrio” delle riserve d’oro svendute dalla Schweizerische National-Bank (SNB)nel corso degli anni passati, in particolare tra il 2000 e il 2005, quando la Svizzera si disfece di 1.400 tonnellate di lingotti. Una scelta che si è dimostrata scellerata, col senno di poi, considerato che il valore dell’oro è triplicato da allora.

L’intento però va ben oltre: lo scopo del referendum, promosso dal partito svizzero di destra, è quello di far sì che la banca centrale elvetica mantenga in cassaforte almeno il 20% delle riserve di oro sugli attivi. Ciò, infatti, metterebbe un forte freno alle politiche di svalutazione messe in atto ultimamente e con fin troppa leggerezza dalla SNB.

COSTI. Se vincesse il fronte del sì, in un primo momento l’operazione costerebbe oltre 63 miliardi in franchi svizzeri. Berna, infatti, sarebbe costretta a ricomprare almeno 1.700 tonnellate d’oro per adempiere alla nuova disposizione di legge. Il rimpatrio, invece, riguarderebbe circa 300 tonnellate delle 1.040 ufficiali, di cui il 10% dalla Bank of Canada e il 20% nientemeno che dalla Bank of England.

PRO. Ma il beneficio a lungo termine sarebbe ben superiore. Con questa misura tornerebbe in auge il principio del cosiddetto “gold standard” pensionato prematuramente dai Governi europei (tradotto: dalle lobby finanziarie) per favorire l’ascesa della finanza creativa.

CONTRO. Non a caso chi si oppone al referendum sulle riserve d’oro in Svizzera adduce come giustificazione la necessità di lasciare più autonomia d’azione al Governo sull’economia del paese. Come se stampare nuova carta moneta, con la conseguenza di far lievitare l’inflazione, potesse essere considerata una manovra inequivocabilmente positiva per l’economia.

DALLA SVIZZERA ALL’EUROPA. Noi di Democrazia Diretta, come dice il nostro stesso nome, tifiamo per il popolo e speriamo che il popolo svizzero si riappropri del potere che gli spetta di diritto sul proprio denaro. Sarebbe un bell’esempio per un’Europa in fase di stallo, che ha abdicato ad ogni potere decisionale in favore dei potentati economici. E per l’Italia più che mai.

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