Bretella fantasma: 30 milioni di euro buttati e neanche un metro di strada

Otto anni fa la Regione commissione la realizzazione di un raccordo tra Prato e la strada di grande comunicazione Fi-Pi-Li, versa il contributo pubblico e resta in attesa. Il prezzo di 9 km d’asfalto lievita fino a 385 milioni di euro e non si vede neanche la prima pietra. Dopo 6 anni di stallo la Giunta Rossi decide di recedere il contratto per eccessiva onerosità. E oggi viene condannata a pagare la stessa cifra che chiedeva indietro: 28 milioni di euro più gli interessi. Che le imprese hanno già usato per ripagare i propri debiti.

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Ennesima beffa ai danni dei cittadini toscani che si ritrovano con 30 milioni di euro di soldi pubblici spesi e neanche un metro di strada realizzata. Una situazione che ha del paradossale, a cui siamo arrivati però attraverso una procedura che purtroppo è diventata usuale all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Facciamo un passo indietro.

Nel 2006 la Sit (Società Infrastrutture Toscane) si aggiudica il project financing per la realizzazione della bretella Lastra a Signa-Prato. Il costo iniziale è stimato in 243 milioni di euro, cifra faraonica per 9 km di strada, ma destinata a lievitare ancora come vedremo in seguito. La Regione Toscana versa il proprio contributo pubblico pari a 28,9 milioni di euro.

Passano i mesi e si rendono necessarie alcune modifiche al progetto iniziale. Modifica dopo modifica il prezzo sale fino a toccare quota 385 milioni di euro.

A questo punto – siamo nel 2011 e ancora non è stata messa la prima pietra – la Giunta guidata da Enrico Rossi decide di recedere dal contratto per “eccessiva onerosità”. Ma Sit si oppone e si rivolge al Tar.

Vale la pena ricordare la compagine di Sit: Autostrade (46%), Camera di Commercio di Firenze (31%), Btp (5%), Mps (4,8%), Ergon, Cariprato, Consorzio Etruria e altre società con quote minori. Non c’è bisogno di rammentare che diverse di queste si sono trovate sull’orlo del fallimento nel corso degli ultimi anni. Attingendo a piene mani dagli aiuti pubblici.

La Regione chiede un arbitrato, paga sonoramente un consulente (altri 45mila euro) per l’assistenza tecnica e vince. E qui viene il bello: il lodo dà ragione alla Regione, ma al tempo stesso la condanna a pagare pressoché la stessa cifra che chiedeva di avere indietro: 28,9 milioni più gli interessi.

“Adesso non possiamo che auspicare un intervento della Corte dei Conti”, dichiara il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta).

“Il paradosso è del tutto comprensibile – sottolinea il consigliere Chiurli – in quanto quei 28 milioni di euro più interessi drenati dalle casse pubbliche a Sit, erano già stati spesi. In che modo? A suo tempo (stiamo parlando del 2006) hanno permesso alle varie società dell’universo Sit di ripianare debiti accumulati in precedenza”.

“Così oggi i cittadini scoprono di aver pagato due volte e non averci guadagnato neanche mezza strada o un progetto utilizzabile. A questo punto non ci resta che augurarci che intervenga la Corte dei Conti, per capire se si possa parlare di danno erariale”.

 

Un pensiero su “Bretella fantasma: 30 milioni di euro buttati e neanche un metro di strada

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