Quanto costerà la manovra di Renzi? In arrivo la stangata delle Regioni

Il premier-non-eletto promette un taglio delle tasse da 18 miliardi di euro. Ma a pagare saranno Comuni e Regioni. E indovinate a chi rimetteranno il conto? Ai soliti malcapitati cittadini, con una valanga di nuove tasse locali. Il calcolo è presto fatto: solo le Regioni sono chiamate a contribuire con un risparmio di 4 miliardi, pari a circa 200 milioni di euro ciascuna. Soldi che non hanno.

taglio soldi

Una manovra da 36 miliardi, 18 miliardi di euro di tasse in meno sulle spalle del cittadino. E’ bravo il nostro non-eletto-premier Renzi con i numeri. Peccato che come al solito quelle tasse che ci vengono tolte da una parte ce le ritroveremo da un’altra.

Vediamo come. Di questi 36 miliardi poco più di 6 dovrebbero arrivare da non meglio identificati risparmi sulla spesa dello Stato. Altri 11 dall’aumento del deficit (sforeremo il famoso patto europeo del 3% e lo rivendichiamo orgogliosamente). Infine 8 miliardi di euro dovranno arrivare da tagli sulla spesa degli Enti locali.

Considerato il fatto che le Province sono già state dissanguate negli scorsi anni, è difficile pensare di cavarne più di un miliardo complessivo. Il resto se lo dovranno spartire Comuni e Regioni.

Facile prevedere che la fetta più sostanziosa della torta spetti alla Regione: circa 4 miliardi di euro il sacrificio chiesto alle amministrazioni regionali, a cui peraltro restano in carico pesanti incarichi e funzioni.

Uno su tutti: il sistema sanitario.

Quattro miliardi in meno per le Regioni significa 200 milioni di euro in meno ciascuna, sempre che tutte partecipino egualmente al sacrificio, comprese quelle a statuto speciale (il che non è detto). Se togliessimo dal conto Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia il conto sarebbe ancora più salato: oltre 266 milioni a testa. Soldi che le Regioni non hanno. Basti pensare che solo la Toscana, che passa per essere una delle più virtuose, per l’anno prossimo prevede di avere solo 151 milioni di euro di spese “libere”, ovvero non vincolate a sistema sanitario, trasporti e altro. Risorse che avrebbero dovuto coprire le priorità, compresi gli interventi d’urgenza contro eventuali (ormai non più di tanto) calamità naturali.

Altre regioni sono messe ancora peggio: Lazio, Campania, ma anche Piemonte sono in profondo rosso. Dove si pensa che gli enti locali possano raccogliere i soldi che mancano all’appello? Ma è semplice: da nuove tasse locali. E anche così non basteranno a coprire i servizi essenziali. Tanto più che, mentre a livello nazionale il Parlamento si votava il rinvio del pareggio di bilancio al 2017, gli enti locali devono raggiungerlo nel 2015, eliminando dalle poste di bilancio una serie di crediti inesigibili. Un’altra tegola che rischia di affogare Comuni e Regioni. Ammesso che non ricorrano pesantemente alla leva fiscale.

Però Renzi se la cava dicendo che quelli sono amministratori “cattivi”. Non è mica colpa sua se non hanno fantasia…

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