Svizzera, domenica 30 novembre il referendum sulle riserve d’oro. E le banche tremano

I cittadini elvetici alle urne il 30 novembre per decidere sulla quota di riserve auree che devono essere detenute dalla Banca Centrale. Gli Stati europei col fiato sospeso per quella che potrebbe rivelarsi una decisione storica. Sperando che non finisca come in Scozia…

referendum oro svizzera

Banche con il fiato sospeso in attesa del referendum popolare sulle riserve d’oro della Svizzera. Domenica prossima, 30 novembre, i cittadini elvetici votano per decidere sul “rimpatrio” dei lingotti (s)venduti nel corso degli anni. In pratica il quesito verte sulla percentuale di oro che la Banca nazionale della Svizzera (BNS) sarà tenuta a conservare in cassaforte a garanzia dei propri fondi. Qualora dovesse vincere il fronte del sì, il Governo sarebbe costretto a dare il via libera a un piano per riacquistare circa 1.700 tonnellate d’oro.

Quello di domenica è dunque un appuntamento storico, dal quale potrebbero discendere a catena una serie di iniziative simili negli altri Paesi europei. Dopo anni di banconote stampate senza sosta, le banche centrali nazionali potrebbero essere costrette a un brusco dietrofront, per tornare sul principio basilare del “gold standard”. Nessun altro Paese in Europa oltre la Svizzera ha un sistema che permette ai cittadini di esprimersi in maniera così diretta in materia, men che mai l’Italia. Ma la pressione dell’opinione pubblica potrebbe essere sufficiente a forzare la mano ai parlamenti affinché intervengano reintroducendo dei limiti alla “creatività” delle banche centrali.

Il referendum svizzero sulle riserve auree mette ancora più paura in quanto potrebbe scoperchiare il vaso di pandora e rivelare che le banche centrali non possiedono i lingotti che dichiarano. Con molta probabilità li hanno ceduti o collocati a investitori privati, anche stranieri, per far cassa. Tutto ciò si tradurrebbe in una enorme crisi di fiducia, sui mercati scoppierebbe il caos.

E siccome noi di Democrazia Diretta siamo a favore di un po’ di sano caos per fare un po’ di pulizia e ricostruire una società migliore, tifiamo per la vittoria del sì.

La chiamata alle urne di domenica prossima suona come una chiamata alle armi per i cittadini desiderosi di riaffermare l’autonomia del Paese, in un contesto europeo segnato da una sempre maggiore instabilità.

In Europa galoppano i nazionalismi e i sentimenti anti-europei, come testimoniano altri due recenti referendum: quello per l’autonomia della Scozia e quello per l’indipendenza della Catalogna. Speriamo solo che non vada a finire come in Scozia, dove all’ultimo miglio è mancato il coraggio di staccare la spina.

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