Perché non aboliamo del tutto il Consiglio regionale della Toscana?

Esautorata di ogni funzione, l’assemblea legislativa insegue la Giunta. Ma siamo in ritardo su tutto, dal piano paesaggistico (impugnato anche dal Governo e rimandato al mittente da enti locali pubblici e privati) a quello socio-sanitario (licenziato dopo un tira e molla durato 4 anni). E all’ordine del giorno dell’Aula restano iscritte 62 mozioni, di cui alcune presentate più di un anno fa. Tanto varrebbe abolire del tutto il parlamentino toscano.

Da almeno tre quarti di legislatura (ormai agli sgoccioli) il Consiglio regionale della Toscana arranca in una vana rincorsa ai provvedimenti calati dall’alto dalla Giunta. La domanda sorge spontanea: abbiamo ancora bisogno dell’organo legislativo o possiamo farne a meno?

aula_vuota Toscana

Ogni anno il Presidente del Consiglio e il Segretario generale ci allietano con i numeri dell’Aula: una slavina di delibere e proposte di legge approvate. Ma quante di queste sono di iniziativa dei consiglieri? Una manciata. Come se non bastasse l’Aula spesso e volentieri è talmente impotente da non riuscire a correggere in tempo i pasticci combinati in Giunta. Un esempio per tutti: il Pit, cioè la “magna charta” dell’urbanistica e del paesaggio in Toscana, rimandato al mittente dal Governo e da una valanga di osservazioni (oltre 600) opposte da Enti locali, associazioni, camere di commercio e privati cittadini.

A pochi mesi dalle elezioni regionali in Toscana (la “scadenza naturale” del mandato sarebbe a fine marzo) siamo in ritardo su tutto: atti di programmazione, regolamenti, attuazione delle leggi. Come uscire dall’impasse? Difficile dirlo con un Consiglio regionale in cui maggioranza e opposizione vanno a braccetto, salvo pochi cani sciolti come Gabriele Chiurli di Democrazia Diretta.

Un esempio? All’ordine del giorno della seduta della prossima settimana sono iscritte 62 mozioni, di cui 26 portano la firma di Gabriele Chiurli. Alcune risalgono a oltre un anno fa, come la mozione diretta a valutare l’uscita dell’Italia dall’euro, presentata a ottobre 2013 e mai discussa né in Commissione né in Aula.

Altre stanno per compiere un anno di vita, come quella per lo sfangamento delle dighe di Levane e La Penna, datata febbraio 2014, o quella per la vendita delle quote nelle società partecipate inutili e dannose (marzo 2014).

Ancora in attesa di discussione (chissà perché) le mozioni per la nazionalizzazione della Banca d’Italia, per ristabilire la proprietà giuridica dell’euro e in merito alla sovranità monetaria, tutte presentate a maggio 2014.

Né miglior sorte è toccata ad argomenti caldi come la sanità, l’immigrazione o le imposte sulla casa (chissà perché di nuovo).

Non è bastata una giornata informativa sulla geoingegneria a convincere l’Aula a parlare della tanto discussa mozione sulle scie chimiche: una gestazione pari a quella di un bebé.

Eppure le mozioni sarebbero uno strumento politico al pari delle proposte di legge e delle interrogazioni, legittimato dallo Statuto della Regione e codificato dal Regolamento interno del Consiglio regionale della Toscana. Ma in un Paese in cui la Costituzione viene violentata ogni giorno, certo non ci possiamo aspettare che venga rispettato lo Statuto regionale.

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