Perché la storia di Banca Etruria rischia di mandare all’aria i piani di Renzi

Commissariata la Banca il cui vicepresidente era il padre del ministro Boschi, che figura anche nella compagine societaria. Mentre con un decreto si distruggono 160 anni di storia delle banche popolari. E sorge il dubbio: chi ci guadagna dall’intera operazione? Tutti i dubbi di una vicenda poco chiara su cui il Governo Renzi rischia grosso.

Banca-Etruria-commissariata

Era passata un po’ sotto silenzio la vicenda della Banca Popolare Etruria, da mesi al centro dell’attenzione della Banca d’Italia per bilanci dissestati e operazioni non troppo chiare. Così come è stata trattata in sordina l’operazione di trasformazione delle banche popolari in società per azioni. Fino a ieri, quando è scoppiata la bomba.

Commissariata Banca Etruria, mentre la procura di Roma apre un’inchiesta con ipotesi di reato di insider trading per alcune operazioni sospette che si sarebbero concretizzate prima dell’annuncio della riforma delle banche popolari.

Si tratta in particolare di soggetti che hanno acquistato azioni prima del fatidico 16 gennaio, giorno in cui è stata ufficializzata la riforma, in certi casi rivendendo la settimana successiva. Le plusvalenze generate in questo modo ammonterebbero a circa 10 milioni di euro, secondo le stime della Consob.

Ma su Banca Etruria pendeva già un’altra indagine, aperta dalla procura di Arezzo, per false comunicazioni sociali a danno dei soci o dei creditori e ostacolo alle funzioni di vigilanza.

Una situazione che rende ancor più incandescente la poltrona del ministro Boschi che era già stata attaccata per conflitto di interessi e adesso si ritrova con plurime richieste di dimissioni da parte delle opposizioni. Proprio nel momento in cui anche lo stesso premier-non-eletto Renzi è chiamato (per ora solo dai media) a rendere conto di un’altra vicenda scomoda: i fondi statali incassati dalla società del padre, la Chil Srl, ceduta a un terzo mentre era già sull’orlo del fallimento. A fare da garante dell’operazione in un primo momento (e da tramite dei fondi statali nella fase successiva) nientemeno che la Finanziaria della Regione, Fidi Toscana. Che però non si sarebbe accorta dei cambiamenti societari intervenuti nel frattempo (la creazione di una bad company e il cedimento di un ramo d’azienda), continuando a intercedere per “babbo Renzi”.

Roba che ha dell’incredibile e che sarebbe bastata a crocifiggere un qualsiasi politico di altra fazione. Ma non Matteo Renzi. Per ora, perché il commissariamento della Banca Popolare Etruria potrebbe far saltare tutti gli schemi, facendo uscire dall’armadio di Renzi parecchi altri scheletri.

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