AnsaldoBreda, in svendita un altro pezzo della Toscana produttiva. Con lo spettro Lucchini

I giapponesi di Hitachi a un passo dall’acquisto del ramo aziendale di Finmeccanica per soli 100 milioni di euro. Per far ripartire la produzione dovrebbero investire in tutto quasi 4 miliardi di euro. Sperando che non vada a finire come con l’acciaieria di Piombino: altoforno spento da un anno e ancora non c’è traccia del piano industriale degli algerini di Cevital. Né tantomeno dei 30 milioni di euro di investimenti promessi alla città e ai lavoratori.

mauro moretti finmeccanica stipendio

AnsaldoBreda all’asta per 100 milioni di euro. Chi l’avrebbe mai detto che quello che un tempo era il fiore all’occhiello della produzione targata Finmeccanica sarebbe stato svenduto per così poco a investitori stranieri? Eppure così è nell’Italia di Renzi, che ha messo alla guida di Finmeccanica nientemeno che l’Ing. Moretti, dopo che aveva già depredato le Ferrovie dello Stato e le tasche dei pendolari italiani. E così è nella Toscana di Enrico Rossi, che negli ultimi 5 anni si è particolarmente impegnato nella svendita di ciò che è rimasto del sistema produttivo regionale.

ansaldo breda hitachiL’operazione AnsaldoBreda, società completamente pubblica specializzata nella produzione di treni e metropolitane ad alta tecnologia, è quasi giunta al capolinea: oggi il colosso giapponese Hitachi dovrebbe concludere l’affare, inghiottendo in un sol boccone il 100% di Breda (ormai ridotta a un colabrodo) e il 40% di AnsaldoSts, divisione che si occupa di sistemi di segnalazione ferroviaria che invece macina profitti. Costo complessivo: quasi 4 miliardi di euro. Ma attenzione, perché solo 1,8 miliardi arriveranno nelle casse pubbliche (100 milioni per Breda, il resto per Sts). I restanti 2 miliardi sono quelli che Hitachi dovrebbe investire per far ripartire gli stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria di AnsaldoBreda.

Il condizionale è d’obbligo perché in realtà l’acquisto potrebbe rivelarsi solo la testa di ponte per l’esportazione in Europa del settore ferroviario giapponese, con buona pace delle nostre fabbriche.

Per il momento il gruppo ha garantito i livelli occupazionali per i prossimi 3 anni e il mantenimento delle commesse in essere, compresa la collaborazione con Bombardier per il treno Etr1000 di Pistoia. Ma lo spettro Lucchini aleggia nell’aria: a tre mesi dall’acquisto dell’acciaieria di Piombino da parte degli algerini di Cevital, l’altoforno è ancora spento e non c’è traccia di un vero piano industriale.

Alexei Mordashov Visits Lucchini Steel Plant In Piombino

Il documento più recente sono i due-fogli-due su cui Cevital scrisse schematicamente le proprie intenzioni per Piombino, che prevedevano un investimento di 30 milioni di euro per riprendere la produzione.

“Cosa resta delle promesse fatte da Cevital e delle parole di Enrico Rossi Presidente che si vantava di aver risolto in maniera esemplare la “questione piombinese”? Ad oggi – dichiara il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) – restano solo le dichiarazioni di qualche politico locale che si augura tempi brevi per la ripartenza e auspica che il piano industriale non si discosti troppo dagli accordi presi a suo tempo”.

“Auspici, desideri e altre promesse. Ma intanto – conclude Chiurli – l’altoforno della Lucchini è spento da quasi un anno e anche i riflettori mediatici sono destinati a spengersi, lasciando i dipendenti al loro destino”.

2 pensieri su “AnsaldoBreda, in svendita un altro pezzo della Toscana produttiva. Con lo spettro Lucchini

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