Bidoni tossici, la sentenza assolve tutti. E condanna l’ambiente

Almeno 70 fusti contenenti metalli pesanti resta dispersa sui fondali del Mar Tirreno, impossibile da recuperare. Eppure secondo il giudice “il fatto non sussiste”.

Come si può dichiarare che il fatto non sussiste quando sui fondali del Mar Tirreno giacciono ancora almeno 70 fusti contenenti materiale tossico? In Italia si può. Lo dice il giudice Antonio Del Forno nella sentenza con cui assolve con formula piena i responsabili della vicenda dell’Eurocargo Venezia, che nel dicembre 2011 sversò in mare 198 bidoni tossici.

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Già all’epoca la vicenda puzzava di bruciato. Si sospettavano ritardi nella segnalazione dell’incidente e dunque nella comunicazione della dispersione del carico. In seguito Atlantica Navigazione, società del Gruppo Grimaldi a cui faceva capo il cargo in questione, fu incaricata di pagare le spese delle operazioni di recupero dei bidoni, mentre l’Agenzia regionale per l’ambiente e il territorio (Arpat) teneva costantemente monitorata la qualità del mare.

Ma anche il Ministero dell’ambiente ha temporeggiato, prima di fare chiarezza sul nodo del disastro ambientale. Infine, a gennaio 2014, Ministero, Regione Toscana, Comune e Provincia di Livorno, WWF ed Enpa si sono dichiarate parte civile nel processo che vedeva imputati il comandante della nave, lo spedizioniere e il responsabile delle spedizioni nella vicenda del cargo Venezia.

Nel frattempo le Istituzioni stesse gettavano la spugna sulle ricerche: lo testimonia la risposta fornita dalla Giunta regionale a un’interrogazione presentata dal consigliere Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta). Circa un anno fa le ricerche si sono interrotte in quanto è stato stabilito che i fusti non ancora individuati sono impossibili da recuperare con le tecnologie attuali. All’epoca della risposta si parlava dell’equivalente di 86 sacchetti contenenti nichel, cobalto e altri metalli pesanti. Potenziali minacce letali per l’habitat naturale del rinomato Santuario dei Cetacei.

Eppure oggi scopriamo che il “fatto non sussiste”. “Al massimo – sottolinea Chiurli – i responsabili della dispersione dei fusti tossici nel Tirreno se la caveranno con una multa. Speriamo che le Istituzioni non stiano a guardare e presentino subito ricorso”.

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