Processo Forteto, nuova coltellata: i giudici? Non contano niente

Chiamato a testimoniare nel processo contro il “profeta” Fiesoli, l’ex pm del Tribunale dei minori Andrea Sodi dichiara che per 25 anni ha affidato bambini “a sua insaputa”. “Giudici e pubblico ministero non contano nulla, ratificano solo l’operato dei servizi sociali”, ha detto alla sbarra. Aggiungendo pure di aver ignorato per decine d’anni la sentenza con cui Fiesoli era stato condannato.

Forteto_Giudice_minori

Va avanti il processo Forteto, che vede imputati il “profeta” Rodolfo Fiesoli e altri 22 appartenenti a quella comunità-setta del Mugello in cui si sarebbero consumati e perpetrati per decenni abusi nei confronti di minori ospitati in affidamento. L’ultima puntata ci consegna nuove fulminanti verità che dovremmo segnarci e tenere a mente per il futuro.

Scopriamo oggi, ad esempio, che i giudici e i pm “non contano nulla”, che si limitano a mettere il timbro a decisioni prese da altri (i servizi sociali) e che possono tranquillamente permettersi di ignorare sentenze passate in giudicato (anche se riguardano esattamente le persone che dovrebbero giudicare).

Lo scopriamo dalle parole – riportate dai giornali – di Andrea Sodi, ex pm del Tribunale dei minori, nonché amico dichiarato di quello stesso “profeta” Fiesoli, che era il guru della comunità del Forteto. Chiamato a testimoniare dai legali della difesa, l’ex pubblico ministero dichiara apertamente che “giudici e pm del Tribunale dei minorenni non contano nulla, ratificano solo l’operato dei servizi sociali. Per 25 anni, ogni anno ho espresso circa 300 pareri. Ma non mai pensato di astenermi quando si parlava del Forteto”.

E beh certo, e perché avrebbe dovuto astenersi, lui che ammette “un’amicizia con Fiesoli” che parte da lontano, lui che sentiva “il dovere morale di andare a fare la spesa” al Forteto e di fermarsi a cena, lui che non si è mai accorto della catena di abusi denunciata qualche anno fa dagli ospiti di quella comunità. Ignorava perfino la sentenza che nel 1985 aveva condannato Fiesoli e il braccio destro Goffredi per maltrattamenti e atti di libidine nei confronti di minori. “Solo nel 2009 ho saputo di quella sentenza”, ammette candidamente, come se un magistrato potesse ignorare la legge. “Lo stesso Giampaolo Meucci [che allora ricopriva la carica di presidente del tribunale per i minori di Firenze] non credeva alla loro colpevolezza. Così il tribunale continuò ad affidare i minori al Forteto. Mai però mi sono sentito responsabile di quelle scelte”.

Certo, perché mai un pubblico ministero dovrebbe sentirsi responsabile delle scelte del suo tribunale?

Eppure ai comuni mortali non è concesso ignorare le sentenze e fare come niente sia successo, non è concesso ignorare la legge, non è concesso schivare le proprie responsabilità. E’ stato concesso al tribunale dei minorenni, però.

E la chiamano giustizia.

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