Ex Lucchini, fuori 340 lavoratori. E il piano industriale ancora non c’è

Cinque mesi dopo l’acquisto, nessuna nuova dal gruppo algerino Cevital, che si è comprato l’acciaieria di Piombino. L’unica certezza, ad oggi, è quella dei posti di lavoro che saranno tagliati. Silenzio su investimenti e tempi di riapertura dell’impianto, “mentre il Presidente uscente Rossi si vanta della capacità di attrarre capitali stranieri da parte della Toscana”, attacca il candidato alla presidenza Gabriele Chiurli di Democrazia Diretta.

Alexei Mordashov Visits Lucchini Steel Plant In Piombino

Sono passati circa 5 mesi da quando Enrico Rossi, Presidente uscente della Regione Toscana, si vantava di aver risolto la “questione piombinese”, svendendo una delle acciaierie più grandi d’Europa (la seconda in Italia) al gruppo algerino Cevital.

“L’intera operazione – commenta Gabriele Chiurli, candidato alla presidenza della Regione Toscana con Democrazia Diretta – è emblematica del modo di agire del Presidente uscente Enrico Rossi. Una politica fatta di annunci vuoti, a cui non seguono soluzioni. Proprio in questi giorni Rossi si è vantato della capacità della Toscana di attrarre capitali esteri, ma il più delle volte è un copione che si ripete: i pezzi produttivi della regione vengono svenduti in cambio di promesse non mantenute, per poi essere smontati e lasciati come gusci vuoti sul territorio”.

La vendita della Lucchini venne accolta dal plauso dei sindacati. Proprio quei sindacati che ora si guardano attorno sgomenti, abbandonati al tavolo delle trattative dai vertici di quel gruppo aziendale straniero in cui avevano visto il Salvatore. Né presidente né amministratore delegato si sono presentati all’incontro di ieri. I rappresentanti sindacali si sono rassegnati a trattare con i legali del gruppo, ma non c’è stato modo di addivenire ad un accordo. Cevital non cede: su 2200 persone che lavoravano alla Lucchini, 340 almeno resteranno a piedi. Ma ancora non vi è certezza neanche sul destino degli altri 1860: nessuna risposta in merito ai contratti di solidarietà, agli investimenti (inizialmente stimati in 300 milioni di euro) o ai tempi di riapertura dell’impianto.

Solo una certezza: l’altoforno non sarà riacceso. Con le operazioni di smantellamento si dovrebbe cominciare a fine maggio, mentre la nuova attività dovrebbe ripartire a pieno regime a inizio 2016.

Ma prima c’è da firmare il contratto. E non è dato sapere quanto ancora ci vorrà.

Un pensiero su “Ex Lucchini, fuori 340 lavoratori. E il piano industriale ancora non c’è

  1. Buongiorno, qual’è la vostra posizione in merito alle continue vendite di realtà produttive a ditte straniere, e cosa pensate dell’attenzione dei media rivolta solo a situazioni di lavoro a rischio che riguardano molte persone, a discapito di coloro che appartengono a realtà + piccole e quindi con meno copertura mediatica , pur avendo gli stessi drammatici problemi di perdita del lavoro? Saluti Luca

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